Siccità al centro nord?

Siccità al centro nord?

“La terra in Italia centrale si sta spaccando, bisogna vivere in campagna per vederlo ( non è un caso che quella fascia di territorio è classificata come siccità estrema).
C’è un abbinamento di siccità, che va avanti da oltre tre mesi, e presenza frequente di venti caldi che soffiano molto spesso portando ad un peggioramento del seccume che si riscontra al suolo e nell’apparato vegetale di piante ed arbusti. Iniziano a soffrire addirittura le piante grasse. I pozzi hanno ancora acqua accumulata nel periodo invernale ma ti vengono mille scrupoli ad utilizzare l’acqua bene sempre più prezioso e vitale per dare un po’ di respiro agli alberi” post di Paolo Piacentini suFacebook.

La fonte originaria è questa https://drought.climateservices.it/

Libera Agricoltura Sociale. Progetto di ricerca-intervento in memoria di don Giuseppe Mazzocco

Libera Agricoltura Sociale. Progetto di ricerca-intervento in memoria di don Giuseppe Mazzocco

Don Giuseppe Mazzocco ci ha lasciati improvvisamente il 23 giugno 2021 durante la sua missione a Beira in Mozambico. Egli era un instancabile animatore della società civile, un testimone affettuoso e timido della bontà umana, un difensore strenuo dei più deboli. La sua eredità spirituale e pratica è immensa. Va assolutamente valorizzata per le generazioni future e per quanti non l’hanno conosciuto. Questo progetto nasce come scrigno morale da cui attingere per iniziative concrete in campo ambientale, sociale e religioso.

Chi volesse fare una donazione può usare l’IBAN dedicato IT51M0501812101000017088238,

Intestato a: Porto Alegre Cooperativa Sociale A.R.L.; Causale: erogazione liberale per progetto Agricoltura sociale G. Mazzocco


Anche quest’anno il 23 giugno (2026) si è svolto l’annuale appuntamento del progetto “Libera Agricoltura Sociale”, in memoria di don Giuseppe Mazzocco. Ospiti ad Adria, alla parrocchia di N.S.G. Cristo Divin Lavoratore, dove don Giuseppe ha operato, ha avuto luogo un momento ricco di incontro e confronto.  Molto apprezzato l’intervento di Andrea Fiozzi, che ha parlato dell’interessante esperienza di Ortobaleno (Mantova), orti sociali nati dal centro di educazione ambientale Parcobaleno e il progetto “università degli orti”.  Successivamente, i 3 giovani ricercatori del progetto Lagris (Laura de Angeli, Samuele Montibeller e Maria Zamperetti) hanno esposto gli avanzamenti della ricerca sugli orti sociali in Polesine. In particolare, dopo la fase esplorativa e di censimento del 2024, sono stati seguiti più da vicino 4 casi in via di sviluppo, secondo la metodologia della ricerca-azione. Infatti, con i dati raccolti lo scorso anno, si è ipotizzato di avere delle conoscenze preziose, utili ai progetti in avvio. Dalla ricerca sui 4 casi (orti comunali di Occhiobello e Gavello, orti di Corte Guazzo della Coop. Porto Alegre, più un orto fuori provincia come outcase: orto comunale di Valdagno) è emersa una dipendenza dagli enti pubblici, in contrapposizione all’esperienza di Mantova, nata dal basso e autonoma rispetto alle istituzioni.  Si è poi data parola ad una referente dell’orto sociale e solidale di Polesella, che ha presentato brevemente la propria realtà (vedasi locandina sopra).  Il confronto tra relatori e pubblico è stato molto ricco e sono emerse varie questioni: oltre al già citato rapporto con le istituzioni, il problema del volontariato e del ricambio generazionale. È sicuramente emersa quindi l’utilità di scambio tra orti della provincia, perché il problema di qualcuno potrebbe essere già stato affrontato da qualcun altro, e scambio con realtà esterne alla provincia, che hanno esperienze e punti di vista diversi. In sala erano presenti anche persone che venivano per la prima volta in contatto con Lagris e che non conoscevano gli orti sociali. Ciò ha dimostrato l’interesse verso il tema, ma anche la poca risonanza delle esperienze esistenti.





Nuove idee per continuare il progetto: orti sociali e scambio di semi

Presupposti del convegno LAgriS 2024.La prima fase del progetto ‘Libera agricoltura sociale’ si è conclusa sostanzialmente con il termine dell’assegno di ricerca di Martina Lo Cascio, promosso dall’Università di Padova (Dip. Fisppa), grazie ad una serie di donazioni. Da quel progetto è emersa una ampia gamma di attori ed esperienze coinvolte in attività educative (fattorie didattiche, par la più parte) e attività di sostegno a persone in grave difficoltà, poche invero. La ragione di ciò sta nella complessità e delicatezza che necessita un servizio terapeutico svolto all’aperto in una struttura agricola. Comunque, esperienze ci sono, le abbiamo censite e contattate; dire ‘messe in rete’ è troppo per le fragili spalle del progetto. Un seme è stato piantato e ilprogetto continua, pur con risorse molto ridotte.

L’idea è di concentrare l’attenzione su orti sociali e semi antichi. Per altro gli orti furono l’attività promossa da don Giuseppe nella malandata periferia di Beira. Insomma siamo in linea con l’ispirazione del progetto. Di orti ne esistono parecchi in tutto il Polesine; hanno forme gestionali varie, sono sostanzialmente isolati l’uno dall’altro e non sappiamo nulla dellepratiche agronomiche. Ciò ci spinge a continuare il progetto in tre direzioni:

  • censire gli orti sociali, urbani, industriali, di vicinato, scolastici presenti nella provincia di Rovigo
  • Identificare gli stili di conduzione agronomica: semi, fertilizzanti, irrigazione, varietà ecc.
  • pensare un abbozzo di rete con appuntamento annuale nel quale scambiare idee, esperienze e semi.

L’ultimo punto potrebbe avvenire in occasione dell’anniversario della scomparsa di don Giuseppe, intorno al 23 giugno. Per il 2024 si potrebbe pensare a Costa di Rovigo, suo paese natale. Ma è una ipotesi. A quanto ci risulta nessuna iniziativa discambio di semiè mai stata realizzata in provincia, mentre nelle aree contermini ve ne sono parecchie, anche se abbastanza precarie o legate a progetti a termine. In memoria di don Giuseppe si potrebbe iniziare anche a Rovigo e con fruitori deboli e isolati come sono gli orti sociali. In giro vi sono anche esperienze formative per gli orticoltori non professionali, ad esempio questa diParco Baleno.



Concluso il primo corso Orti in rete

FICAROLO (Rovigo) – Si è concluso, mercoledì primo marzo 2023, il primo corso di “Orti in rete” per gli ospiti degli Istituti Polesani, progetto integrato socio-riabilitativo, di abilitazione e sviluppo delle competenze per l’occupabilità e l’inserimento lavorativo.Tale progetto è realizzato con la collaborazione di azienda Agricola Ecoflora di Calto e della sua titolare Giulia Baldelli, da tempo impegnata in progetti di agricoltura sociale


Il progetto ampiamente rappresentanto nel convegno ‘Agricoltura sociale e lavoro nelle aree rurali fragili‘

Seminario internazionale
Social Farming as a practical and symbolic mediator
A rural perspective
RegistrazionequiSocial Faming as a practical and symbolic mediator
18 novembre 2022
Orario di inizio 10:00
Palazzo di Sociologia – Via Verdi 26, Trento 

Un’area che rappresenta bene l’origine, gli interessi e gli ideali di don Giuseppe può essere, fra le altre, l’agricoltura sociale. In questa, infatti, si condensano le sue origini contadine, le sue azioni a favore degli orti urbani, l’attenzione alle aree rurali fragili, ilfair trade, la sua sensibilità per la salute mentale. L’agricoltura sociale è un fenomeno praticato e riconosciuto in tutto il mondo. Risponde quindi anche alla vocazione all’universalità di don Giuseppe, il quale ha lavorato in tre continenti. Infine, l’agricoltura sociale, che non a caso si chiama anchegreen care, ha un insopprimibile lato ecologico, di cui don Giuseppe era genuinamente conscio; egli incarnava perfettamente l’Enciclica Laudato Sì, dato che aveva ben chiara la coniugazione fra difesa dell’ambiente e riscatto dalla povertà.

https://www.facebook.com/amicididongiuseppe/videos/115507044098524

Adesioni al comitato(25 ottobre 2021): Cooperativa Porto Alegre, Aitsam Rovigo, Aitsam Adria, Aree Fragili APS, Giuliano Mazzocco, Diocesi di Adria-Rovigo, Capolavia Azienda Agricola di Marchetto Andrea, Orticelli di Giulia-Adria, Associazione Portaverta, Emanuele Grigolato, IRSAP SpA, Associazione Down Dadi Polesine, Centro Documentazione Polesano, Gruppo Famiglie Parrocchia di Grignano, Comune di Rovigo (patrocinio), Gruppo Iniziativa Territoriale del Polesine di Banca Popolare Etica, Gruppo Famiglie aperte all’accoglienza, Comune di Adria (patrocinio) ..……

Il progetto per essere completato ha bisogno di ulteriori fondi, oltre ai 20.000 euro già raccolti. Servono altri8.000 euroche contiamo di raccogliere attraverso donazioni e contributi pubblici. Sollecitiamo caldamente la generosità di quanti hanno a cuore la valorizzazione delle idee e pratiche di don Giuseppe.

Chi volesse fare una donazione può usare l’apposito IBAN della cooperativa Porto Alegre, partner del progetto; potrà usufruire della detrazione/deduzione fiscale prevista per le ONLUS e agevolerà una raccolta ordinata e trasparente dei fondi. Si usi esclusivamente il bonifico bancario, inserendo il proprio codice fiscale, indirizzato a:

IBAN:IT51M0501812101000017088238

Intestato a:Porto Alegre Cooperativa Sociale arl ONLUS

Causale:Erogazione Liberale per progetto Agricoltura Sociale don Giuseppe Mazzocco

Stato di avanzamento della raccolta:26.336,60 € al 7 febbraio 2022


Fiumi intermittenti ad ogni latitudine, conseguenze sociali

Fiumi intermittenti ad ogni latitudine, conseguenze sociali

https://ilbolive.unipd.it/it/news/flusso-oltre-meta-fiumi-mondo-si-interrompe-almenoQuesta interessante ricerca sulla intermittenza dei fiumi, anche a latitudine e altitudini che presuppongono flussi costanti di acqua, lascia trasparire importanti conseguenze socio-climatiche, rilevanti anche per la nostra ricerca ‘fiumi e città’. Oraquesta indaginesi è spostata al centro Italia e il prossimo anno andrà al sud; in entrambe le macro-aree è possibile immaginare una elevata intermittenza dei fiumi, specie d’estate con due conseguenze sociali: corsi d’acqua meno gradevoli e meno fruibili e quindi meno capaci di ottenere attenzioni e protezione da parte di cittadini e istituzioni. Anche gli aspetti igienici diventano problematici, spingendo come si fece a fine 800 alla tombinatura. Insomma, ancora una volta aspetti ambientali, climatici e sociali interagiscono vorticosamente.